Nota congiunturale Il settore pelletteria nel 2009 La recessione in atto ha fortemente condizionato l’andamento congiunturale del settore nel primo semestre dell’anno, come c’era era del resto da attendersi.
Dopo un 2008 chiusosi – nonostante le prime avvisaglie della crisi – in termini moderatamente positivi – la prima parte del 2009 ha evidenziato segni consistenti di arretramento sia nei livelli produttivi (15/20%) sia, soprattutto, nelle propensione all’export, da sempre elemento trainante del settore (-20,4%).
Sul fronte dei consumi si assiste ad una forte contrazione della spesa delle famiglie per gli acquisti di pelletteria (-5,7%).
Il quadro generale del settore rispecchia dunque l’andamento complessivo dell’economia nazionale e internazionale; con le aziende in forte difficoltà prima della pausa estiva e una ripresa autunnale densa di incognite: il ricorso alla cassa integrazione ordinaria e straordinaria ha visto il suo momento di massimo picco tra marzo e maggio, per poi scendere a giugno - con un totale di 1.563.911 ore - del 16% rispetto a maggio; l’occupazione ha mostrato nel semestre un saldo negativo (assunzioni/cessazioni) di quasi 6.000 unità nel solo comparto pelli – cuoio; gli ordinativi sono risultati in contrazione accentuata da tutti i mercati esteri, così come, anche se in modo meno marcato, dal mercato interno, con una flessione media complessiva che si stima tra il 20 e il 30% sul 1° semestre 2008; in sofferenza anche l’andamento dell’area del lusso: le difficoltà delle imprese di questo segmento, in Italia e all’estero, si sono ripercosse e si stanno ripercuotendo in modo preoccupante sul tessuto produttivo del contoterzismo, rappresentato da una moltitudine di imprese che scontano – senza alternative di mercato – la flessione delle committenze da parte delle griffes.
Anche se si intravedono deboli segnali di miglioramento nei consumi interni, difficilmente nella seconda parte del 2009 si assisterà ad un riequilibrio delle variabili congiunturali di riferimento e le condizioni generali di debolezza del settore permarranno, prevedibilmente, anche per buona parte del 2010. Le esportazioni I dati disponibili e relativi ai primi cinque mesi dell’anno indicano un’importante flessione del fatturato estero (-20,4%) attestatosi su un valore complessivo di 1.093 milioni di euro; consistenti arretramenti hanno riguardato soprattutto i prodotti in pelle, che perdono il 22%, mentre per quelli in sintetico la flessione è stata lievemente più contenuta (-16%).
Le variazioni negative hanno interessato tutti i segmenti produttivi, con una accentuazione particolarmente significativa per le borse da donna, “core business” del settore, il cui fatturato estero diminuisce di oltre il 20%; per le cinture la contrazione è stata ancora più rilevante (-26%), mentre la piccola pelletteria diminuisce del 19% e la valigeria del 9,5%.
Anche i volumi delle vendite estere registrano flessioni a due cifre (-19,5%) che hanno riguardato in misura pressoché uguale sia la produzione in pelle (-21%) sia quella in sintetico (- 18,5%).
L’analisi per paesi di sbocco evidenzia quindi una situazione fortemente critica in tutte le principali destinazioni e in alcuni mercati in modo particolare assume la connotazione di una vera e propria débacle, con perdite che arrivano a superare il 40%.
E’ il caso della Russia, mercato emergente da alcuni anni, che aveva dato un forte nuovo impulso all’export di settore anche quando alcuni mercati tradizionali di riferimento per la pelletteria italiana, quali il Giappone e Stati Uniti, avevano ciclicamente mostrato segni di saturazione o di debolezza.
Non meglio, pur con contrazioni più contenute, l’export verso gli Emirati Arabi, anch’esso un mercato che negli ultimi due, tre anni aveva mostrato incoraggianti segnali di interesse per la pelletteria italiana.
In Europa hanno tenuto solo Grecia (+ 6,0%) e Austria (+1,1%), sbocchi certamente non primari per consistenza dei volumi ad essi destinati, mentre hanno accusato ripiegamenti anche vistosi le vendite nel Regno Unito (-20,3%), Spagna (-22,4%), Francia (-13%) e Germania (-15%). Stati Uniti e Giappone mostrano flessioni, rispettivamente, del 35% e del 15%.
E’ prevedibile che questo trend al ribasso si attenui in corso d’anno, anche se probabilmente si tratterà – a consuntivo 2009 – di contenere le perdite su valori e volumi meno drastici, che permarranno comunque di intonazione decisamente negativa. Le importazioni
Anche le importazioni, dopo anni di accelerazioni continue risultano in ripiegamento nei valori (-3,3%) e soprattutto nei volumi (-13,3%).
Cresce però in questo caso l’import di prodotti in sintetico, (+4,8%) che vanno a collocarsi nella fascia bassa del mercato e rappresentano in questo momento anche la parte più preponderante dei consumi domestici.
Le borse da donna in sintetico , i cui valori di vendita sono aumentati del 5,6%, costituiscono quasi il 50% degli acquisti dall’estero per un ammontare di oltre 209 milioni di euro.
Che si sia in presenza di una forte fase recessiva lo si nota dall’andamento delle importazioni in volume da alcuni dei più significativi mercati di approvvigionamento: forse per la prima volta negli ultimi quindici anni l’import dalla Cina subisce infatti una contrazione di rilievo (-12,4%); Hong Kong, mercato da cui transitano molte importazioni cinesi, flette del 54% e dall’India, che fornisce all’Italia piccola pelletteria e cartelle da lavoro, il flusso degli acquisti si contrae del 36%.
Rallentamenti consistenti anche per le importazioni, dall’Est Europa, ove si concentra gran parte della delocalizzazione produttiva delle aziende italiane: Romania -29%; Bulgaria -42%; Ungheria -28%; Slovenia – 49%. I consumi Rispetto ad un primo semestre 2008 molto negativo, il 2009 ha mostrato una dinamica meno recessiva per i prodotti del settore, per i quali si registra un aumento quantitativo del 4,2% a fronte di una importante contrazione della spesa del 5,7% quest’ultima è attestata su un valore complessivo di 716 milioni di euro, oltre la metà del quale costituito da borse per donna (435 milioni di euro).
Il consumo di questi prodotti da parte delle famiglie italiane vede un leggero incremento in quantità (+1,4%) e una flessione della spesa intorno al 5%.
In generale le scelte dei consumatori si sono orientate dunque verso prodotti di fascia bassa di prezzo come anche si evince dalla considerevole contrazione del prezzo medio (-9,3%) che ha interessato pressoché tutti i segmenti del settore.
Nei prossimi mesi una migliore intonazione della congiuntura di settore non potrà prescindere da una marcata ripresa dei consumi, domestici e internazionali; occorrerà che si creino altresì le condizioni per tornare a rivitalizzare anche gli acquisti di quei prodotti di fascia media e medio alta che rappresentano l’eccellenza della produzione italiana e sui quali le imprese del settore hanno maggiore forza competitiva.
Rimane d’altronde un elevato margine di sviluppo della domanda nei Paesi emergenti, ove il peso della popolazione benestante, la classe media, potrà sempre più sviluppare una forte capacità di acquisto di beni di qualità medio alta e del cosiddetto lusso accessibile; la consapevolezza delle imprese manifatturiere e quindi del Made in Italy pellettiero dell’importanza di queste potenzialità è importante per consentire loro di progettare strategie di mercato e intercettare o consolidare i bisogni dei nuovi consumatori.
Deve quindi ripartire la domanda estera il cui contributo alla crescita del PIL italiano è rilevante (1,6% nel 2006 e 1,3% nel 2007) e deve attenuarsi la stretta recessiva mondiale che già l’anno scorso aveva causato un calo pari a poco meno di un miliardo di euro nelle vendite di prodotti di lusso accessibile dei settori abbigliamento, calzature e prodotti in pelle e mobili e provocando – nel solo primo trimestre del 2009 – una contrazione del fatturato (dei prodotti in pelle di questa fascia), del 16,8%.
E in tal senso le previsioni degli osservatori economici sono improntate ad un certo ottimismo per il 2010, con un rimbalzo del commercio mondiale generato da un maggiore dinamismo dei Paesi emergenti e dalla ripresa di quelli avanzati che recherà nuovi impulsi alle esportazioni italiane, cui si potrà accompagnare una discreta ripresa dei consumi influenzati da un clima di migliorata fiducia delle famiglie.
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