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L’Aimpes trae le sue origini dalle antiche Corporazioni dei lavoratori delle pelli tra cui, fino alla prima guerra mondiale, la più importante era quella dei Sellai. Bisogna infatti rifarsi al costume e ai modi di vivere dei primi del ‘900 per capire tale importanza derivante soprattutto dal largo consumo di accessori in cuoio per animali, allora usati come mezzo di trasporto di persone e cose, nonché dal modo di lavorare le pelli e il cuoio. Sellai saranno poi impropriamente considerati anche coloro che producevano buffetterie, articoli sportivi, cinture, cinturini per orologi, guarnizioni per articoli tecnici, selle e sedili, cuscini, borse e borsette per ciclo e motociclo e cinghie di trasmissione. Nella categoria erano compresi anche gli artigiani pellettieri che fabbricavano borse, borsette, portafogli e portamonete, articoli da viaggio, valigie e bauli, necessaires e articoli in cuoio di vario genere; tutte le lavorazioni che, fin dal Medioevo, vantano una antica tradizione nell’artigianato italiano della lavorazione delle pelli. Nel 1935, con l’avvento delle sanzioni decretate contro il nostro paese dalla Società delle Nazioni, il settore pellettiero (comprese le materie prime) risentì gravemente del blocco delle importazioni e delle esportazioni. Tenendo conto che già allora queste ultime rappresentavano gran parte del lavoro dei nostri pellettieri, è facile capire il danno che ne derivò. Come spesso è accaduto quando il nostro paese si è trovato in difficoltà, sono emersi l’ingegno e la creatività dei nostri imprenditori che, a tutti i livelli, s’impegnarono per soddisfare – malgrado l’autarchia – le richieste dei consumatori. In quel periodo la Corporazione dei pellettieri ebbe molta importanza e prestigio. Durante la seconda guerra mondiale, l’impegno produttivo si concentrò nelle forniture di buffetterie militari. In precedenza le Corporazioni di chi lavorava le pelli erano state inglobate nel sistema delle corporazioni fasciste, tanto da assumere significati completamente diversi da quelli originari. Si deve ad un uomo, studioso e imprenditore di alte qualità morali e culturali, l’ingegnere Guido Angelo Guidetti, se durante la guerra l’antica associazione non andò perduta. Egli, infatti, in attesa di tempi migliori, conservò nella propria abitazione l’archivio e i documenti istituzionali. Alla fine della guerra, poi, avendo saputo che un gruppo di giovani pellettieri lombardi, capitanati da Emilio Fremder e Amato Santi, voleva costituirsi in Associazione, decise di incontrarli per offrire loro di confluire nella antica Corporazione che aveva con tanta cura custodito. Dalle ceneri della Corporazione sorse così, nel 1946, ANIMPEC (Associazione Nazionale industriali Manifatturieri Pelle e Cuoio), la prima associazione di categoria rappresentativa dei pellettieri italiani. Suo presidente divenne l’ingegner Guido A. Guidetti. Gli associati, una decina circa, erano titolari di aziende e sono da considerare i pionieri della moderna pelletteria italiana. Nel 1962 risultavano associate una quindicina di aziende e i titolari di sette fra quelle, autonomamente, si fecero promotori della prima esposizione di pelletteria in Italia, il MIPEL. Amato Santi, infatti, abituale frequentatore delle fiere estere, specie in Germania, aveva fatto rilevare ai colleghi come la pelletteria italiana non avesse uno strumento utile per attivare contatti economici ad ampio raggio, nazionale ed internazionale, proponendo per questo di dare al settore una propria mostra-mercato. I sette provvidero personalmente a tutta l’organizzazione. I promotori, convinti della validità dell’iniziativa, vollero che fosse di vantaggio per l’intera categoria e chiesero perciò il patrocinio di ANIMPEC, che poi negli anni seguenti lo gestirà direttamente. Il decennio 60/70, per ANIMPEC prima e per AIMPES poi è stato un periodo di formidabile sviluppo commerciale che ha originato una profonda trasformazione delle aziende del settore nell’organizzazione della produzione e nella commercializzazione sul mercato interno e in quelli esteri. L’avanzamento verso la dimensione industriale avvenne per gradi e sempre rispondendo all’esigenza di tenere viva nel settore l’attitudine estetico-creativa del vecchio artigianato. La denominazione ANIMPEC verrà mutata, nel 1966, in quella di AIMPES (Associazione Italiana Manufatturieri Pelli Cuoio e Succedanei). L’accenno ai succedanei fu il riflesso della dimensione assunta, nel frattempo, dalla produzione di pelletteria non in pelle che dava ai consumatori prodotti comunque di qualità ma di immediata convenienza economica. Nel 1970 AIMPES, anche per il successo di MIPEL, decise di darsi un’esistenza autonoma, con sede e segreteria proprie, fuori da una precorsa coabitazione federativa con altre non omogenee associazioni di categoria presso la FAI (Federazione delle Associazioni Industriali). Il 28 aprile 1970, per mandato assembleare degli Associati, AIMPES risultava retta da un Consiglio Direttivo di 15 membri. Coerentemente con quanto andava facendo, AIMPES, nel 1973 aderì a Confindustria, procedendo poi a dimensionare in modo ottimale i propri servizi agli Associati anche attraverso la costituzione di una Società di servizi, AIMPES Servizi S.r.l. attraverso la quale dava impulso, tra l’altro, a iniziative promozionali a sostegno dell’export. Gli anni ’80 e ’90 sono stati caratterizzati da periodi congiunturali oscillanti che hanno nel complesso consolidato il successo della pelletteria italiana in alcuni importanti mercati di sbocco, quali Giappone, Stati Uniti e Paesi Asiatici. Oggi l’Associazione si trova ad affrontare le nuove sfide del mercato globale, cercando di infondere nelle proprie aziende un nuovo spirito nell’approccio ai problemi aziendali, capace di coniugare alla tradizione e all’accuratezza dell’abilità artigianale la costante capacità di innovarsi nel prodotto e nei processi produttivi, qualificando e specializzando sempre più il loro ruolo nel mercato. |
